L'alfabeto del silenzio

Mondadori, 2024, traduzione di Matteo Colombo
Quando la guardia lo portò in sala visite, Branwell era ancora pallido, ma non aveva più gli occhiali sporchi e riuscivo a vedergli gli occhi.
Gli dissi che ero felicissimo che Nikki avesse mosso gli occhi. E fu in quel momento che mi venne l'idea.
Branwell poteva parlarmi con gli occhi.
Esisteva un modo in cui potevamo comunicare.
Branwell è a casa con Nikki, la sorellina neonata, e la babysitter. Non si sa bene come, la bimba cade a terra, e bisogna immediatamente chiamare il pronto intervento. Per lo shock, però, Branwell non riesce a parlare, e al telefono rimane muto. Non sappiamo cosa sia successo, ma dopo che la sorellina è stata ricoverata, gli fanno un sacco di domande: lui continua a non parlare. In attesa di capire l'accaduto, l'unica versione è quella della babysitter, che lo accusa, e il ragazzo riconosciuto colpevole viene portato in un riformatorio. 
Solo il migliore amico, Connor, che vuole vederci chiaro e fa di tutto per stargli vicino, riesce ad inventarsi un ingegnoso sistema per comunicare con lui, senza parole. E piano piano, le reazioni di Branwell potrebbero raccontare la verità.  

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